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Ubuntu

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Ubuntu (uːˈbuːntuː), è una distribuzione GNU/Linux basata su Debian, nata nel 2004. La sua principale caratteristica è la focalizzazione sull’utente e la facilità di utilizzo. Venne pubblicato come software libero sotto licenza GNU GPL,  distribuito gratuitamente e liberamente modificabile. Ubuntu è orientato all’utilizzo desktop e pone una grande attenzione al supporto hardware. È prevista una nuova versione ogni sei mesi.

È un termine nguni bantu, traducibile come “umanità verso gli altri”, che indica una filosofia di origine sudafricana che teorizza un legame universale di scambio che unisce l’intera umanità (letteralmente, “dell’Essere Umano”).

Il suo sviluppo è sostenuto da Canonical Ltd, un’azienda britannica posseduta dall’imprenditore sudafricano Mark Shuttleworth. I guadagni ottenuti dal supporto tecnico offerto da Canonical vengono usati per lo sviluppo di Ubuntu.

Storia

La prima pubblicazione di questo sistema operativo avvenne il 20 ottobre 2004, allorché Mark Shuttleworth riunì un gruppo di programmatori per creare una nuova distribuzione Linux, basata su Debian.

Il 1º luglio 2005 è nata la Fondazione Ubuntu con un fondo iniziale di 10 milioni di dollari USA, il cui scopo è lo sviluppo della distribuzione nel caso in cui Canonical Ltd dovesse cessare le attività. La fondazione è al momento dormiente.

La distribuzione nel corso degli anni e delle versioni ha subito grossi cambiamenti: con la versione di Ubuntu dell’aprile 2011 (Natty Narwhal) è stata introdotta nella versione desktop la nuova interfaccia grafica Unity, sviluppata appositamente per Ubuntu su base GNOME. Tale introduzione suscitò aspre critiche all’interno della comunità.

Nel gennaio 2012 Canonical Ltd. ha annunciato e presentato al Consumer Electronics Show la creazione di una versione di Ubuntu per smart TV che vedrà la luce nel 2012. Un mese dopo è stata annunciata una versione di Ubuntu per smartphone Android.

Il 2 gennaio 2013 è stato presentato Ubuntu Touch, una versione di Ubuntu ottimizzata per gli smartphone mentre il 19 febbraio dello stesso anno è stata presentata la stessa versione per i tablet. Il 7 febbraio 2013 Canonical ha dichiarato che il primo smartphone con Ubuntu Touch sarà distribuito a ottobre 2013. È stato inoltre dichiarato che il sistema è progettato in modo da non fare completo affidamento sulla macchina virtuale Java, com’è invece per Android, anch’esso sviluppato a partire dal kernel Linux.

Mir

Nel marzo 2013, Canonical ha annunciato che un nuovo server grafico, chiamato Mir, verrà usato al posto di Wayland, dopo che nel 2010 Mark Shuttleworth aveva annunciato i piani di una eventuale sostituzione di X a favore di Wayland come principale server grafico di Ubuntu. Mir sarà usato su Ubuntu sia sui computer sia su tablet e smartphone, all’interno del progetto Ubuntu Touch.

A fine marzo 2013 viene siglato un patto tra Canonical e il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione della Cina per lo sviluppo di Kylin, una distribuzione basata su Ubuntu adattata per la Cina.

Sviluppo del progetto

Nell’aprile del 2004, Mark Shuttleworth riunì un gruppo di programmatori per creare una nuova distribuzione Linux. Il progetto prevedeva, tra i punti chiave, che:

ogni utente deve avere la possibilità di eseguire, studiare, modificare, personalizzare e distribuire il proprio sistema operativo senza dover pagare costi di licenza;
ogni utente deve poter usare il proprio sistema operativo nella propria lingua;
anche se disabile l’utente deve essere in grado di operare con il proprio computer.

Il progetto doveva essere realizzato tramite:

  • una forte impronta Debian (una fork temporanea di questa distribuzione);
  • uso del Desktop environment GNOME;
  • delle pubblicazioni semestrali;
  • l’uso di software libero.
Il 1º bug di Ubuntu

Nell’agosto del 2004, Mark Shuttleworth, su Launchpad, ha scherzosamente “scoperto” un bug fondamentale in Ubuntu, alla cui risoluzione si dovrebbe dedicare ogni energia:
(EN)

« Microsoft has a majority market share in the new desktop PC marketplace. This is a bug, which Ubuntu is designed to fix. »
(IT)

« Microsoft ha la fetta più grossa del mercato dei nuovi PC desktop. Questo è un bug, e Ubuntu è concepito per risolverlo. »
(Mark Shuttleworth)

Questa affermazione semiseria è uno degli obiettivi della distribuzione: creare un sistema libero e gratuito che possa sostituire o quantomeno ridurre l’uso di sistemi operativi proprietari, come Microsoft Windows o Mac OS X. Il bug è stato ironicamente segnalato come critico e confermato (ossia riproducibile).

Il rapporto con Debian

A differenza di altri precedenti fork di Debian, come MEPIS, Xandros, Linspire, Progeny e Libranet che usano codice proprietario o chiuso in alcune parti, il modello scelto da Ubuntu è di usare il più possibile software libero (per avere esclusivamente software libero esiste un fork non ufficiale chiamato Trisquel, supportato dalla Free Software Foundation).

I pacchetti di Ubuntu derivano generalmente dal ramo instabile di Debian, usando per la loro installazione strumenti come APT o Synaptic. La pubblicazione cadenzata ogni 6 mesi di una nuova versione di Ubuntu è utile per avere un sistema desktop molto aggiornato ma con una fase di collaudo relativamente breve viste le scadenze di sviluppo e pubblicazione molto ravvicinate. La versione stabile di Debian invece ha tempi molto più lunghi, con lunghe fasi di test che le permettono di avere pubblicazioni dalla stabilità comprovata, necessaria soprattutto per la sua applicazione in ambito server.

Ubuntu coopera, fino a un certo livello, anche con lo sviluppo di Debian apportando correzioni a vari bug e aggiungendo nuove funzionalità. Ci sono state comunque delle critiche sul volume di questi rapporti e sulla incompatibilità binaria di alcuni pacchetti tra Debian e Ubuntu.

Dalla versione 6.10 (Edgy Eft) Ubuntu ha ereditato da Debian la sua shell, ossia la Dash (acronimo di Debian Almquist shell), sostituendola alla shell predefinita per gli script (/bin/sh).

Il nome

Il nome Ubuntu deriva da un antico vocabolo zulu (letteralmente: umanità) diffuso in varie parti dell’Africa meridionale. Il termine viene utilizzato nel detto zulu «umuntu ngumuntu ngabantu», traducibile con “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”.

L’obiettivo è portare questa idea nel mondo del software, dando un grande peso alla comunità di utenti partecipanti nello sviluppo del sistema operativo.

Caratteristiche principali

Ubuntu è una distribuzione Linux basata sull’ambiente desktop GNOME e l’interfaccia utente Unity. È progettata per fornire un’interfaccia semplice, intuitiva e allo stesso tempo completa e potente. I punti di forza di questa distribuzione sono l’estrema semplicità di utilizzo, l’ottimo riconoscimento e supporto dell’hardware, il vasto parco software costantemente aggiornato e una serie di strumenti di gestione grafici che la rendono improntata verso l’ambiente desktop. È corredata da un’ampia gamma di applicazioni libere. Esistono vari strumenti di amministrazione del sistema, ed è possibile gestirli sia separatamente che in maniera centralizzata con l’Ubuntu Control Center, paragonabile al pannello di controllo Windows o al Mandriva Linux Control Center o a YaST di OpenSUSE.

La versione desktop è stata realizzata per rispondere alle più frequenti necessità di un utente medio, quali navigazione in Internet, gestione dei documenti e delle immagini, svago e comunicazione.

I colori

Dopo circa 6 anni dagli esordi, Canonical cambia in maniera radicale il marchio e l’aspetto grafico, di Ubuntu, a partire dalla versione Lucid Lynx 10.04, introducendo il tema Light, che sostituisce il tema Human con i suoi colori marrone-arancione. Mark Shuttleworth spiegò che il rinnovamento derivava dall’esigenza di avere un aspetto più professionale, per ottenere maggiore appeal in ambito aziendale; si scelsero il colore aubergine (melanzana) e, per mantenere il lato “umano”, una particolare tonalità arancione, per bilanciare il viola-melanzana, chiamata Ubuntu orange.

immagini colori

Il rapporto di quantità grafica tra i due colori indica anche la destinazione d’uso di un qualsiasi messaggio derivante da Canonical/Ubuntu che si sta guardando: se destinato prevalentemente alle aziende, prevale il viola, se rivolto prevalentemente ai privati prevale l’arancione.

Insieme all’aspetto cromatico fu cambiato anche il font del logo, inventandone uno che si potesse utilizzare sia per i titoli e i loghi, che per i testi; il precedente font era poco adatto per testi lunghi.

Applicazioni

Il sistema operativo comprende una suite da ufficio (LibreOffice) per creare e stampare documenti o presentazioni, un internet browser (Mozilla Firefox) per navigare su internet, un client BitTorrent (Transmission), un client email (Mozilla Thunderbird), un client di messaggistica istantanea (Empathy), un gestore delle fotografie (Shotwell), un riproduttore musicale (Rhythmbox), un client per microblogging (Gwibber) e uno strumento per i backup (Déjà Dup). Inoltre offre funzioni più basilari come un editor di testi (gedit), un visualizzatore di documenti PDF (Evince), un lettore multimediale (Totem), un programma per la masterizzazione di CD e DVD (Brasero) e una serie di semplici giochi.

È possibile scaricare ed installare gratuitamente e senza alcuna procedura di configurazione oltre 30.000 pacchetti software liberi dell’universo Linux, tramite il semplice ed intuitivo Ubuntu Software Center, tra cui programmi come VLC media player, Inkscape (grafica vettoriale), GIMP (fotoritocco), Pidgin (chat), Blender (grafica 3D), Bluefish (editor HTML), KompoZer (WYSIWYG) e molti altri. Da dicembre del 2011 è possibile cercare i programmi contenuti nei repository ufficiali di Ubuntu ed installarli direttamente dal web, avviando un’istanza di Ubuntu Software Center.

Abilitando i repository partner è possibile scaricare ed installare una serie di applicativi con licenza proprietaria come Skype, Steam, Adobe Reader e molti altri.

Sul sito ufficiale è disponibile una lista di applicazioni che possono rimpiazzare software proprietari usati su altri sistemi operativi, come ad esempio Microsoft Office o Adobe Photoshop.

Inoltre, diversi software (ad esempio videogiochi) disponibili solo nella versione per Windows, sono installabili grazie al progetto Wine.

Localizzazione

La distribuzione è tradotta in quasi tutte le lingue occidentali (tra cui l’italiano), orientali e africane. In totale si contano oltre 40 localizzazioni.

La traduzione può essere carente su alcuni pacchetti minori oppure può non essere inclusa nel CD di installazione per motivi di spazio. Questo avviene correntemente nella versione italiana in cui l’ambiente rimane parzialmente tradotto. Per completare la localizzazione occorre installare un pacchetto di traduzione. Se si installa da Live CD, i pacchetti di traduzione nella lingua prescelta al momento dell’avvio vengono installati automaticamente durante l’installazione, posto che sia rilevata una connessione internet funzionante. È inoltre possibile scaricare una versione DVD del sistema operativo contenente tutte le localizzazioni disponibili, ovviando quindi alla necessità di ottenerle via download (utile per i computer che non dispongono di una connessione alla rete).

Accessibilità

Per quanto attiene all’accessibilità, Ubuntu permette a persone con abilità diverse di usare:

  1. Temi ad alto contrasto e lente di ingrandimento virtuale, per persone ipovedenti;
  2. Sintetizzatore vocale, per persone ipovedenti o non vedenti;
  3. Tastiera virtuale su schermo, per persone impossibilitate a usare una normale tastiera.

Queste caratteristiche possono essere abilitate sulla versione desktop di Ubuntu.

Aggiornamenti

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sistema di gestione dei pacchetti.
Ubuntu Software Center in esecuzione su Ubuntu 12.10.

I programmi installati vengono gestiti attraverso un sistema centralizzato, detto gestione dei pacchetti, tipica di un sistema operativo Linux. Nello specifico Ubuntu utilizza APT, anch’esso “ereditato” da Debian. Per l’utente questo sistema è trasparente. Esso tiene traccia delle nuove versioni disponibili per ogni programma installato e li aggiorna di conseguenza.

Dopo l’aggiornamento non è necessario riavviare il computer, fatta eccezione per eventuali modifiche al kernel.

Sicurezza

Una caratteristica di Ubuntu, dovuta all’architettura Linux, è la sua resistenza a programmi dannosi come virus, adware, spyware o malware. L’architettura di un sistema operativo Linux lascia, infatti, poca o nessuna libertà d’azione ad un programma nocivo. Anche se un programma nocivo sfruttasse una falla, l’architettura del sistema operativo ne impedirebbe l’utilizzo, almeno nella maggior parte dei casi, e il danno rimarrebbe circoscritto nell’home directory dell’utente che ha causato il danno.

Inoltre questi programmi dannosi sono generalmente sviluppati per Microsoft Windows, che dispone di una più ampia diffusione.

L’utente utilizza un account con permessi limitati. Questo riduce la pericolosità dei programmi installati. Per eseguire compiti amministrativi viene richiesta la propria password per confermare l’operazione.

Scegliendo applicazioni libere dai repository ufficiali è estremamente improbabile trovare applicazioni malware, dato che l’eventuale codice nocivo verrebbe quasi certamente notato ed eliminato. Ubuntu è, inoltre, distribuito con un firewall software, Uncomplicated Firewall, che permette di discriminare gli accessi dall’esterno.

Stabilità

Ubuntu è basato sul kernel Linux, che ha raggiunto da tempo una fase di stabilità. L’utilizzo di questo kernel ha numerosi vantaggi dal punto di vista dell’archiviazione: ad esempio non soffre di problemi di frammentazione del file system. Tramite la gestione modulare del software l’installazione o la disinstallazione di applicazioni non intaccano un registro di sistema, che rende un piccolo vantaggio nelle prestazioni. Il blocco di un’applicazione, nella maggior parte dei casi, non blocca l’intero sistema.

Come tutti i sistemi operativi, anche al momento della pubblicazione Ubuntu presenta un certo numero di bug, che vengono via via risolti seguendo uno schema che va dalla segnalazione del problema fino alla sua risoluzione da parte degli sviluppatori.

Requisiti di sistema

Ubuntu supporta ufficialmente le piattaforme x86, AMD64 ed EM64T. Il supporto ufficiale della piattaforma PowerPC è stato interrotto a partire dalla versione 7.04, così come quello per le UltraSPARC (dalla versione 8.04 LTS) e affidati al supporto volontario della community. La versione 12.04 di Ubuntu supporta anche l’architettura ARM.
In base al tipo di installazione è richiesta anche una connessione ad internet, oppure un lettore CD oppure una scheda madre in grado di far avviare un sistema da chiave USB. La presenza di un processore 64 bit potrebbe richiedere requisiti superiori. In generale inoltre è raccomandata anche la disponibilità di una connessione internet in modo tale da permettere di scaricare gli ultimi aggiornamenti nelle fasi finali dell’installazione. Una scheda video con accelerazione 3D è necessaria invece per l’interfaccia utente Unity, anche se è possibile utilizzarne una sua versione 2D. Infine, per i computer più datati, è anche disponibile una installazione minima del sistema Ubuntu, anche senza alcun desktop grafico.

Installazione

Per tute le versioni Ubuntu

Per installare Ubuntu su un computer è necessario scaricare e masterizzare l’immagine iso della versione desiderata. Fino al 2011 era possibile anche farsi inviare il CD a casa gratuitamente tramite il servizio ShipIt. Il CD di Ubuntu è presente in tre versioni:

  • CD versione Desktop (un live CD, raccomandato all’utente medio);
  • CD versione Alternate (per PC con meno di 256 MB di RAM), non più supportata dopo Ubuntu 12.10;
  • CD versione Server (solo interfaccia a riga di comando).Tutti questi CD, oltre alla versione DVD (contenente tutti i pacchetti di tutti i componenti), si possono scaricare dal sito ufficiale oppure attraverso la rete p2p BitTorrent.

Dal sito ufficiale è possibile scaricare anche l’immagine mini.iso, con cui masterizzare un disco contenente solo il software necessario per avviare il download e l’installazione della distribuzione da Internet. Come il CD Alternate, il CD minimale offre solo l’installazione con interfaccia testuale.

Con il DVD ed il CD versione Desktop, l’installazione avviene in maniera grafica (se si dispone di almeno 320 MB di RAM) anche su un computer con un sistema operativo già presente (in dual boot), ridimensionando la partizione originale senza perdita di dati.

L’installazione avviene con istruzioni in italiano. Durante l’installazione si crea un utente che può amministrare il sistema diventando temporaneamente superutente (detto anche root) inserendo la propria password. Una delle promesse della distribuzione è di avere un sistema desktop pronto all’uso in 25 minuti.

Durante l’installazione su un computer in dual boot, è possibile migrare il proprio profilo utente. Si possono importare tutti i dati presenti, compresi segnalibri di Internet Explorer o Mozilla Firefox, documenti, musica e altro.

ShipIt

ShipIt è stato un servizio nato della Canonical nel 2005, questa permetteva l’invio postale del CD/DVD di installazione di Ubuntu a casa dell’utente, ovunque nel mondo. Originariamente gratuito, in seguito al crescente successo della distribuzione, Canonical decise di rendere questo servizio a pagamento, con costi molto contenuti, per l’utenza comune. Tuttavia la gratuità del servizio viene mantenuta per i LoCo Team (team nazionali di supporto, sviluppo e assistenza di Ubuntu), i contributori e ad altre particolari utenze. Il servizio, inizialmente, è stato pensato per chi non avesse una connessione Internet o per chi volesse i CD con le serigrafie originali.

Dalla versione 11.04, Natty Narwhal, Canonical ha sospeso il servizio ShipIt. I CD verranno ancora inviati alle LoCo e venduti nello store di Canonical mentre le ISO rimarranno liberamente scaricabili.

Wubi

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Wubi.

A partire dalla versione 8.04 di Ubuntu sul CD Desktop è stata prevista la presenza di Wubi. Questo programma permette l’installazione di Ubuntu sotto Microsoft Windows senza alterare le partizioni e senza intaccare i dati dell’utente. Questo permette all’utente abituato a Windows di provare Ubuntu in un ambiente a lui familiare e testarne le caratteristiche.

Wubi necessita di un computer con almeno 256 MB di RAM, un processore da almeno 1 GHz e almeno 5 GB di spazio su disco fisso.

A partire dalla versione 12.04 Wubi verrà rimosso dall’installazione standard e i relativi pacchetti verranno spostati nei repository Universe e quindi non verranno più supportati direttamente da Canonical ma affidati alla comunità.

Wubi non è al momento funzionante su macchine dotate del sistema UEFI, e per questo non sarà compatibile con la release 13.04 Raring Ringtail.

Ubuntu Live USB creator

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ubuntu Live USB creator.

Ubuntu Live USB creator è un programma per creare Live USB di Ubuntu da un’immagine ISO. Lo strumento è incluso nel repository a partire dalla versione Ubuntu 8.10. Quest’innovazione non è di poco conto se si considera che – creando una Ubuntu Live via USB – è possibile installare Ubuntu in un computer privo di lettore CD come i netbook.

Inoltre una chiavetta USB ha il vantaggio di essere molto più veloce nel leggere e scrivere dati, rendendo l’installazione un processo ancora più rapido.

I componenti, o repository, ufficiali

In Synaptic, il gestore dei pacchetti in dotazione di Ubuntu, i pacchetti del gruppo Main vengono contrassegnati con il logo di Ubuntu.

Tutto il software liberamente installabile su Ubuntu viene diviso in quattro grandi componenti (anche detti repository, in pratica una divisione in categorie). Questi componenti sono gestiti dagli sviluppatori e permettono l’installazione di software partendo da un unico sito sicuro, senza dover cercare su internet.

Vengono anche chiamati Sorgenti Software e servono anche a evidenziare le differenze a livello di licenze e supporto disponibili. I componenti ufficiali di Ubuntu sono Main, Restricted, Universe e Multiverse (rispettivamente Principale, Ristretto, Universo e Multiverso).

Una installazione classica include pacchetti appartenenti solo ai componenti Main e Restricted. Per installare gli altri componenti basta selezionarli nelle preferenze dei Sorgenti Software.

Main

In questo componente è incluso solo software libero ed è pienamente supportato dal team di sviluppo.

Il software incluso risponde ai requisiti di licenza di Ubuntu; usano quindi una licenza libera approvata dalla Free Software Foundation. Viene garantito il supporto tecnico e gli aggiornamenti di sicurezza per tutto il periodo di supporto della versione.

Il componente Main può comunque contenere firmware e font, utilizzati dai software liberi di Main, che non possono essere modificati senza il permesso dei loro autori. Viene comunque garantita la redistribuzione di ciò che è compreso in Main.

Restricted

Nel componente sono presenti programmi e funzionalità molto usate ma non disponibili con una licenza pienamente libera. Nella maggior parte dei casi si tratta di software proprietario, come i driver per schede video o per altro tipo di hardware. Il team di sviluppo può non fornire un pieno supporto data l’assenza del codice sorgente.

Universe

Questo componente include la maggior parte dei programmi liberi in circolazione, con diversi tipi di licenza, che però non viene supportato direttamente dal team di Ubuntu. Lo scopo di questo componente è fornire un facile accesso al software libero senza costringere l’utente a eseguire ricerche su Internet o compilare il codice sorgente.

Se un programma trova gradimento presso l’utenza il team può decidere di spostarlo e supportarlo nel componente Main nella versione successiva di Ubuntu.

Multiverse

Componente che raccoglie software non libero, detto non-free, come il plugin per Adobe Flash o il supporto MP3, che non viene supportato dal team di sviluppo.

Dato che questi plugin sono sviluppati senza il regolare pagamento delle licenze dei produttori che detengono i diritti dei relativi formati (come nel caso del plugin MP3, che viene sviluppato gratuitamente, violando quindi la licenza commerciale Fraunhofer sul formato MP3), all’installazione di uno di tali plugin l’utente viene avvisato dell’eventualità che la legislazione del proprio paese possa proibire l’uso di tale software, in quanto formalmente illegale causa violazione di licenze proprietarie.

Versioni

Lo stesso argomento in dettaglio: Lista delle versioni di Ubuntu.
Tre copie di CD della distribuzione.

Una nuova versione di Ubuntu viene pubblicata ogni sei mesi.

Ogni versione pubblicata possiede un nome ufficiale più un nome in codice durante lo sviluppo. Il nome ufficiale è del tipo Ubuntu X.YY, dove X è l’anno di pubblicazione e YY il mese (ad esempio 8.04 per aprile 2008). Il nome in codice durante lo sviluppo descrive le caratteristiche e il carattere che tale versione dovrà rispecchiare. Il nome in codice è del tipo aggettivo animale, con le stesse lettere iniziali in ordine alfabetico crescente. Questa convenzione è maturata solo dopo le prime due versioni.

Il periodo di supporto

Ogni versione ha un supporto ufficiale da parte di Canonical di 9 mesi con patch di sicurezza e aggiornamenti, ad eccezione delle versioni LTS (supporto a lungo termine) che hanno un periodo di supporto esteso.

Una versione LTS riceve un lavoro supplementare di stabilizzazione, raffinamento e traduzione. Queste versioni hanno un periodo di supporto di 5 anni sia per i desktop che per i server (precedentemente alla versione 12.04 LTS il supporto per la versione desktop era di soli 3 anni). L’aggiornamento viene supportato da una versione LTS all’altra. È prevista la pubblicazione di una nuova versione LTS ogni due anni.

Grumpy Groundhog

Nel 2005 è stato avviato il progetto della creazione di un ramo instabile con nome in codice Grumpy Groundhog (Marmotta Bisbetica). Nelle intenzioni, questo ramo servirebbe per vari test e per aggiungere nuove funzionalità, catturando il codice direttamente dal sistema di controllo versione dei vari programmi e applicazioni che fanno parte di Ubuntu.

Questo permetterebbe a sviluppatori o ad appassionati di avere una versione con tutti gli ultimissimi aggiornamenti, senza dover compilare da soli i pacchetti e fornendo così informazioni sulla stabilità degli stessi nelle varie architetture.

Il team di sviluppo dovrebbe eseguire un merge con Debian ogni sei mesi. Questa particolare versione non è mai stata resa disponibile al pubblico ed il progetto stesso è da tempo in stallo.

Edizioni

Uno screenshot della nuova edizione di Ubuntu TV, dedicata alle televisioni di nuova generazione.

Ubuntu è distribuito ufficialmente da Canonical e dalla Community in una serie di edizioni, differenziate sulla base dell’hardware e del tipo di funzionalità maggiori richieste dagli utenti:

  • Ubuntu Business Desktop Remix, una release intesa per gli utenti business che include software enterprise come Adobe Flash,
  • Canonical Landscape, OpenJDK 6 e VMware View, mentre rimuove i programmi di social networking, di file sharing e di gioco.
  • Ubuntu Desktop, disegnata per i computer desktop e i laptop. Questa edizione include a partire dalla versione 11.04 anche quella
  • netbook, pubblicata fino alla fine del 2010 e caratterizzata dal desktop Unity, ora presente di default sulla edizione desktop.
  • Ubuntu per Android, versione di Ubuntu sotto sviluppo per gli smartphone Android.
  • Ubuntu Touch, un sistema operativo per smartphone e tablet sviluppato da Canonical come parte integrante del sistema desktop Ubuntu e presentato il 2 gennaio 2013.
  • Ubuntu Server, costruita per essere installata nei server. In questa edizione sono assenti di default le interfacce grafiche, come Unity, GNOME o KDE, ma include invece pacchetti software come Apache 2 o BIND9.
  • Ubuntu TV, edizione intesa per le TV di nuova generazione, con maggiori potenze computazionali che permettano l’installazione di un sistema Ubuntu specializzato nell’interfaccia e nella compatibilità hardware. Orientata all’integrazione fra l’utente, la TV e gli altri dispositivi mobili.
Distribuzioni derivate

CD ufficiali di Ubuntu, Kubuntu ed Edubuntu nella versione 7.10 (del 2007).

Ci sono diverse distribuzioni derivate da Ubuntu sia ufficiali che non. Le varianti derivate da Ubuntu installano una diversa raccolta di pacchetti, e servono a rispondere a bisogni locali che Ubuntu non soddisfa (come una localizzazione, programmi di interesse nazionale o in un ambito specifico).

Ogni variante ufficiale ha comunque la possibilità di installare software incluso in altre varianti semplicemente attingendo ai repository di Ubuntu (ad esempio, Kubuntu può installare pacchetti previsti per Xubuntu). Queste diverse versioni vengono sviluppate da gruppi di programmatori separati che cercano di portare alla distribuzione funzionalità differenti.

Derivate ufficiali

Queste distribuzioni derivate dal progetto Ubuntu sono prodotte da Canonical Ltd., che ne fornisce il supporto:

  • Kubuntu, derivata che utilizza l’ambiente desktop KDE.
  • Ubuntu GNOME, derivata che utilizza l’ambiente desktop GNOME e GNOME Shell come shell.
  • Ubuntu MATE diventa derivata ufficiale a partire dalla versione 15.04.
  • Xubuntu, derivata basata sull’ambiente desktop Xfce. È indicata per computer di non recente produzione, per reti thin client, o per chi desidera particolari prestazioni in termini di velocità, a scapito dell’interfaccia grafica utente;
  • Lubuntu, versione di Ubuntu che utilizza LXDE come desktop environment, permettendone così l’installazione anche su computer poco potenti.
  • Edubuntu, derivata progettata per ambienti scolastici e per bambini, include molti programmi educativi.
  • Ubuntu Touch, versione dedicata a tablet e smartphone.
  • Ubuntu Netbook Edition, sviluppata appositamente per i computer ultraportatili quali netbook e UMPC.
  • Ubuntu Server Edition, senza interfaccia grafica, utilizzabile come server e con la possibilità di installare una intera piattaforma LAMP in 15 minuti.
  • Ubuntu Server JeOS (pronunciata come juice, succo), versione ottimizzata di Ubuntu Server, usabile per creare macchine virtuali, senza applicativi aggiunti e molto leggera.

Derivate riconosciute

Le seguenti derivate sono ufficialmente riconosciute da Canonical dato il loro significativo apporto allo sviluppo di Ubuntu

Gobuntu, versione privata di qualsiasi pacchetto proprietario e contenente quindi solo software libero;
Ubuntu Studio, versione derivata, riconosciuta e supportata. È rivolta alla produzione multimediale amatoriale e professionale;
Mythbuntu, derivata pensata per gestire un media center con MythTV, che usa l’ambiente desktop Xfce.

Derivate non ufficiali

Vi sono anche molte varianti non ufficiali che non sono supportate da Canonical e sono generalmente dei fork che nascono e crescono con differenti obiettivi. Hanno in genere dei repository separati da quelli ufficiali di Ubuntu. Eccone alcune:

  • CrunchBang Linux (versioni precedenti alla 10): estremamente leggera, abbandonata a febbraio 2015.
  • Easy peasy: per netbook, precedentemente nota col nome di Ubuntu Eee e realizzata da Jon Ramvi.
  • Elementary OS: molto leggera, utilizza il desktop environment Pantheon.
  • Fluxbuntu: utilizza l’ambiente desktop Fluxbox.
  • FUSS: dedicata al mondo della scuola e ai suoi servizi.
  • gNewSense: include solo software libero.
  • Goobuntu: prodotta da Google per usi interni all’azienda.
  • gOS: variante focalizzata sul Web 2.0, in ambiente Enlightenment oppure GNOME.
  • Linux Mint: include nativamente codec proprietari, flash e Java, ed è stata particolarmente popolare nel 2012 tanto da competere con le derivate ufficiali.
  • Nova: sistema operativo sponsorizzato dallo stato cubano.
  • Trisquel: include solo software libero.

Creazione di una propria derivata

Con programmi come Ubuntu Customization Kit, Remastersys, Systemback oppure Reconstructor si possono creare LiveCD personalizzati di Ubuntu, aggiungendo funzionalità o rimuovendo programmi non utilizzati.

Ubuntu One

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ubuntu One.
Il logo di Ubuntu One

Ubuntu One è stato un servizio di cloud sviluppato da Canonical con lo scopo di mettere a disposizione degli utenti ad esempio la possibilità di memorizzare e condividere documenti in remoto e di sincronizzare applicazioni utilizzando internet.Il servizio di base era gratuito e limitato a 5GB di spazio libero, inoltre per ogni persona presentata a Ubuntu One mediante il link di affiliazione che ogni utente dispone, era possibile estendere lo spazio gratuito offerto di 500Mb. Era possibile anche ottenere maggiore spazio a pagamento. Ubuntu One era disponibile anche per utenti che utilizzano i sistemi Windows e i dispositivi Apple o Android. Una delle critiche che viene mossa a questo servizio consiste nelle licenze non aperte con cui è distribuita l’interfaccia server. Canonical il 2 aprile 2014 ha annunciato la chiusura del servizio a partire dal 1º giugno 2014.

La comunità

Foto di gruppo dell’UDS per Maverick

Tutti gli utenti possono contribuire a Ubuntu aiutandone lo sviluppo, ad esempio con la segnalazione o la correzione dei bug o proponendo idee o aiutando i nuovi utenti sui forum di supporto. Alcune di queste attività sono sponsorizzate dalla Canonical. Essa infatti coordina la formazione di team nazionali di supporto, sviluppo e assistenza denominati “Local Community Team” (detti anche “LoCo Team”) fornendo materiale, assistenza e hosting gratuito.

Inoltre per pianificare ogni nuova versione viene svolto un incontro tra tutti gli sviluppatori nell’Ubuntu Developer Summit (UDS). Il summit è sempre aperto a tutti ed offre una occasione per una collaborazione fisica anziché online.

Le principali attività per collaborare sono:

  • Sviluppo: nella struttura Launchpad ogni programmatore può inserire caratteristiche o sviluppare il codice di ogni applicazione usando il sistema di controllo delle versioni Bazaar.
  • Documentazione: si possono documentare nella propria lingua le applicazioni attraverso i forum internazionali, locali o attraverso Launchpad.
  • Traduzione: attraverso i forum internazionali o locali o attraverso Launchpad si può contribuire alla traduzione delle applicazioni.
  • Supporto: i nuovi utenti possono ottenere supporto attraverso Launchpad o sui forum.
  • Nuove idee (Idea Pool): attraverso Launchpad o sul sito internazionale si possono richiedere nuove caratteristiche o richieste particolari su nuove opzioni nelle future versioni di Ubuntu. Gli sviluppatori usano i suggerimenti per progettare le caratteristiche future della distribuzione. Da Febbraio 2008 è stato istituito il sito “Ubuntu brainstorm” che raccoglie le idee, i desideri e i suggerimenti degli utenti del sistema.

Successi

L’utilizzo e la popolarità di Ubuntu sono aumentati stabilmente dal 2004. È stata la distribuzione Linux più visitata su DistroWatch dal 2005 al 2010. Mark Shuttleworth ha affermato che nel 2006 gli utilizzatori di Ubuntu fossero circa 8 milioni nel mondo.

Ubuntu nel 2005 è stata scelta dai lettori come migliore distribuzione nella LinuxWorld Conference and Expo (Esposizione e Conferenza mondiale su Linux) tenutasi a Londra. Ha ricevuto critiche positive da pubblicazioni online e dalla stampa. Ubuntu ha anche vinto nel 2007 l’Infoworld Bossie Award come “miglior sistema operativo open source”. Ancora nel 2011 Ubuntu è risultata miglior distribuzione del Readers’ Choice Awards di Linux Journal.

Secondo Canonical alla fine del 2011 Ubuntu è utilizzato da venti milioni di persone sparse in tutto il mondo. Sempre nel 2011 secondo alcune stime, la versione server di Ubuntu ha raggiunto la quota di maggioranza fra le distribuzioni linux nei computer che gestiscono i servizi web, essendo utilizzata dal 4.5% dei mille siti più popolari. A conferma di questo trend, a partire dal 2008, i server dell’infrastruttura di Wikipedia sono migrati da Red Hat Linux a Ubuntu, ritenuto più semplice da gestire. Nel 2009 la gendarmeria francese ha deciso di utilizzare Ubuntu al posto di Windows Vista per ottenere un risparmio stimato in 50 milioni di euro. Nel 2014 il Comune di Torino ha annunciato la migrazione da Windows XP a Ubuntu, stimando un risparmio di 6 milioni di euro in cinque anni e apprestandosi a diventare la prima città italiana completamente open source.

Il supporto multimediale

L’installazione standard non prevede i codec che permettono all’utente di ascoltare musica MP3 o vedere un DVD cifrato (come quelli commerciali). La decisione di non includere questi codec è dovuta a vari motivi:

incertezza sulle licenze del formato MP3, che imporrebbe un costo per la distribuzione;
la volontà di spingere l’utente a utilizzare formati aperti, come l’Ogg Vorbis;
incertezze legali, come l’utilizzo, considerato illegale in alcuni stati (per ragioni dovute a presunte violazioni di licenze commerciali), della libreria che permette la visione dei DVD crittati con CSS (non in Italia).

Dalla versione 10.10 Maverick Meerkat è possibile installare i codec direttamente in fase di installazione, selezionando la relativa opzione. Alternativamente, è comunque possibile installare i codec necessari semplicemente installando il pacchetto ubuntu-restricted-extras, compatibilmente con la legislazione locale.

Alcuni produttori, come Dell, hanno deciso di includere nativamente questi codec e librerie nei loro prodotti.

Il supporto hardware

Una delle critiche più forti a Ubuntu, e su Linux in generale, è il limitato supporto per alcuni tipi di hardware, come alcuni modelli di stampanti multifunzione, penne wireless, schede video, scanner e webcam economiche. Inoltre, non sono supportati o necessitano di pesanti lavori di configurazione i cosiddetti softmodem, detti anche “WinModem”. Tale mancanza impedisce l’uso di Internet su Ubuntu nelle zone senza copertura ADSL o GPRS/UMTS/HSDPA. Il problema è comune a tutte le distribuzioni Linux e deriva dal mancato supporto da parte dei costruttori e dei distributori di hardware. Alcuni di essi infatti non forniscono i driver o le specifiche dei loro dispositivi.

Driver

Su sistemi operativi proprietari, come Windows, il sistema si avvale, tipicamente, di driver realizzati dai produttori dei vari dispositivi o, nel caso specifico, da Microsoft. In ambito Linux, invece, molti driver vengono scritti dagli sviluppatori stessi del kernel di Linux o da appartenenti a iniziative Open Source; possono quindi tardare a essere pubblicati e, in alcune occasioni, mancare del tutto. Esistono comunque per alcuni prodotti hardware driver realizzati dal produttore. Sono da rimarcare le differenze di installazione dei driver tra un sistema Linux e un sistema proprietario quale Windows. Mentre un sistema Windows deve usare i driver forniti dal costruttore del dispositivo, ad esempio su CD, in Ubuntu questi driver si possono già trovare nel sistema; il dispositivo viene riconosciuto e utilizzato senza l’intervento dell’utente. Se il driver manca può essere necessario chiedere assistenza sui forum o in rete o al produttore.

Alcuni driver per Windows si possono usare su Ubuntu usando un software chiamato NDISwrapper, spesso utilizzato per i dispositivi wireless. In taluni casi si è costretti a non poter utilizzare il dispositivo fino ad un nuovo aggiornamento del kernel Linux il quale, ad ogni versione, aumenta il numero di dispositivi hardware supportati.

Inoltre, Canonical Ltd. ha testato diversi componenti e ha stilato un elenco di quelli compatibili con Ubuntu, creando così due marchi di garanzia, Ubuntu Certificate, usato dai rivenditori, e Ubuntu Ready, usato da Canonical.

Il rapporto e la compatibilità con Debian

Molti sviluppatori di Debian si sono risentiti della iniziale mancanza di riferimenti sul sito ufficiale di Ubuntu, nonostante il fatto che i pacchetti di Ubuntu siano per buona parte presi da Debian. Altri sviluppatori lamentarono una certa carenza di informazioni sul software libero. Dopo la segnalazione di queste incongruenze il sito ufficiale riporta per esteso il rapporto tra Ubuntu e Debian. Tale problema è stato risolto.

Una seconda diatriba ancora aperta tra le due distribuzioni è una parziale divergenza di alcuni pacchetti di Ubuntu che, pur utilizzando il formato Deb, non possono essere installati su Debian.

Introduzione di Unity

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Unity (software).
Screenshot di Unity nella versione di Ubuntu 11.04

Unity è una interfaccia della shell per l’ambiente desktop GNOME introdotta in Ubuntu a partire dalla versione 10.10 dell’edizione netbook e dalla versione 11.04 dell’edizione desktop, con lo scopo di ottenere un uso più efficiente dello spazio anche per le esigenze degli schermi dei netbook dalle dimensioni limitate. Inizialmente questa scelta è stata ampiamente criticata in quanto considerata anti-intuitiva e sgraziata. Successivamente, con la pubblicazione di Ubuntu 12.04 LTS, le critiche sono state più positive e parlano di un Unity maggiormente stabile e migliorato, grazie anche ad una migliore integrazione fra i vari progetti di sviluppo di Ubuntu.

14 gennaio 2011

Il 14 gennaio 2011 Canonical ha anche pubblicato una versione 2D di Unity, basata sul framework Qt, per permettere il suo utilizzo anche su hardware privo del necessario supporto 3D. Unity 2D è entrato a far parte di default di Ubuntu a partire dalla versione 11.10. Unity 2D è però stato rimosso a partire dalla versione 12.10, in quanto viene integrato LLVMPipe, che permette a Unity di girare anche su schede grafiche che non supportano l’accelerazione 3D.

L’interfaccia grafica della versione 12.04 ha introdotto alcune novità nell’ambiente Unity, come ad esempio l’Head-up display (HUD). Il HUD è una sovrafinestra sull’interfaccia attivata con il tasto Alt che permette di ricercare rapidamente le funzioni disponibili nel classico menù, senza tuttavia che l’utente conosca la posizione degli elementi e con l’aiuto del completamento automatico. Un’altra nuova caratteristica è la Video Lens (lente video), che permette di ricercare un video in locale o, se la macchina è connessa in rete, su scala mondiale. Infine, Ubuntu Software Center permette, sempre se connessi alla rete, l’accesso ad un database che contiene migliaia di applicazioni gratuite, con una graduatoria di merito compilata sulla base dei giudizi degli utenti, e la possibilità di sincronizzare automaticamente le versioni dei software presenti su tutte le proprie macchine.

Shopping Lens e privacy

Con la pubblicazione di Ubuntu 12.10 (Quantal Queztal) nella Dash di Unity viene mostrata pubblicità mirata a seconda di ciò che viene cercato, grazie alla cosiddetta “Shopping lens”. Grandi critiche si sono sollevate al riguardo. In merito è intervenuto Mark Shuttleworth, CEO di Canonical, affermando che non è stata inserita della pubblicità nella Dash bensì sono stati integrati i risultati delle ricerche online all’interno della Dash. A sostegno è intervenuto anche Jono Bacon descrivendo tale pubblicità come “suggerimenti” e che il guadagno generato serve per continuare a far crescere e migliorare Ubuntu.
La versione 12.10 inoltre prevede che gli utenti accettino la scelta di permettere a Canonical di collezionare dati sulle ricerche e indirizzi IP e di vendere tali informazioni a Facebook, Twitter, BBC e Amazon, attirando le critiche per la privacy. Secondo la Free Software Foundation, l’adware introdotto nella versione 12.10 viola la privacy degli utenti e risulta così essere una delle rare occasioni in cui uno sviluppatore di software libero persiste nel mantenere una caratteristica dannosa nel suo programma. Secondo Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation e del Progetto GNU, Ubuntu contiene uno spyware e non dovrebbe essere usato dai sostenitori del software libero.

Secondo un’analisi fatta da Luís de Sousa nel suo blog, la “Shopping lens” di Ubuntu potrebbe essere illegale nell’Unione europea in quanto violerebbe la Direttiva europea 95/46/EC che definisce cos’è un’informazione personale.

Con l’arrivo di Unity 6.8.0 è possibile disattivare le ricerche online della Dash.

Sviluppo di Mir

Obiezioni da parte della comunità del software libero si sono sollevate all’annuncio dello sviluppo di Mir, il nuovo server grafico di Ubuntu[165], in particolare da KDE, LightDM e GNOME. Il continuatore di X.Org, Daniel Stone, alla notizia dello sviluppo di un server grafico apposito per Ubuntu chiamato Mir, ha affermato: “Sono solo irritato per il fatto che ciò significa più lavoro per noi, più lavoro per gli sviluppatori upstream, più lavoro per i toolkit, più lavoro per i venditori di hardware…”.